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Il sito è a cura del prof. Bernardo Croci, attualmente insegnante di filosofia presso il Liceo delle Scienze Umane Galilei di Firenze.

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Cenni sullo storicismo

Lo storicismo non è un movimento filosofico unitario, il termine storicismo comprende una pluralità di significati che corrispondono alle varie forme di storicismo, ma vi è un elemento comune che consiste nel riconoscere una dimensione storica (mutevole) della realtà.

Lo storicismo tedesco si sviluppa negli ultimi decenni dell’800 e termina nei primi decenni del ‘900. Lo storicismo tedesco è lontano dall’impostazione di derivazione hegeliana, che sostiene che la storia è opera dello spirito universale, ma non è nemmeno riconducibile al concetto di storia proposto da Marx. Iniziatori del movimento furono August Meineke e Ferdinand Ranke. Essi sostenevano che la storia è una disciplina scientifica volta a realizzare l’obiettività e l’oggettività della narrazione storica, rinunciando ad “idee profetiche”. Tra gli autori più noti troviamo Wilhelm Dilthey (1833-1911) e Max Weber (1864-1920).

Dal positivismo lo storicismo tedesco accoglie l’esigenza di una ricerca concreta, su base empirica, ma respinge l’interpretazione del mondo umano in termini naturalistici, cioè rifiuta la riduzione delle scienze storiche e sociali alle scienze naturali-esatte. Con il marxismo condividerà la battaglia all’idealismo ma non la visione finalistica della storia. Con il neo-criticismo ha in comune l’idea della funzione critica (nel senso kantiano) della filosofia, ma va oltre le sue idee perché prende in esame un complesso di discipline come l’antropologia e la sociologia che erano fuori dall’orizzonte kantiano. Il soggetto della conoscenza non è più il soggetto trascendentale, ma l’uomo come essere storico e concreto. Nello storicismo tedesco infine troviamo un prevalere di aspetti metodologici.

Wilhelm Dilthey (1833-1911)

Il punto di partenza dell’analisi di Dilthey è trovare una nuova definizione della realtà umana e un nuovo metodo scientifico per studiarla, rifiutando sia l’idealismo sia il positivismo.

La prima fase delle ricerche di Dilthey si ritrova nell’opera Introduzione alle scienze dello spirito dove innanzitutto viene proposta la distinzione tra scienze dello spirito, come la psicologia, l’estetica, la pedagogia, la storia, etc., e scienze della natura, come la biologia, la fisiologia, la chimica, la fisica, etc (distinzione analoga a quella individuata da Windelband). http://i48.tinypic.com/2qlr020.jpg La distinzione dipende innanzi tutto dall’oggetto d’indagine che nel caso delle scienze dello spirito è interno all’uomo mentre nelle scienze della natura è esterno all’uomo.

In particolare le scienze dello spirito si fondano nell’IO, ma non in un IO astorico e astratto, ma un IO dotato di una complessa vita interiore e soprattutto di una memoria storica. La dimensione storica di questo IO è chiamata da Dilthey esperienza vissuta o erlebnis. https://encrypted-tbn0.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcQ31snfEDdTUNmEFgQQm76fl2aJDc59DxQnDgJcVMv9e6l4zuL0 L’esperienza è vista come un complesso di rappresentazioni connesse alla coscienza dell’IO, la disciplina fondativa delle scienze è quindi la psicologia, rivalutando di conseguenza sia l’individuo sia le scienze umane. Secondo Dilthey, in questa fase, il mondo è un composto, un composto da “interi psicofisici”, è quindi necessario elaborare una nuova scienza capace di individuare i principi che sono a fondamento di questi, cioè dell’uomo. Una scienza che non può avere l’ambizione di creare generalizzazioni, ma si deve rivolgere al particolare più che all’universale. In questa visione troviamo l’importanza per le scienze umane e le esperienze di vita che ci permettono di parlare della società che è l’esperienza più propria del vivere dell’uomo e non la “natura” che ci è estranea.

Riassumendo le scienze dello spirito conoscono attraverso l’esperienza interna e l’autocoscienza intesi come la riproduzione dei fatti sociali nella coscienza di chi li studia, le scienze della natura attraverso l’esperienza esterna ovvero l’osservazione esteriore.

Nella seconda fase del suo pensiero Dilthey abbondonerà in parte la sua visione coscenzialista e psicologista concentrando i suo sforzi ad articolare un discorso più approfondito sull’esperienza.

Egli distinguerà due tipi di esperienza l’Erlebnis che indicherà il singolo stato di coscienza concluso nel tempo e nello spazio e l’Erleben che indica invece il valore che assume l’esperienza nel suo fluire nel tempo, i suoi significati, etc. è quest’ultima che viene di fatto analizzata e condivisa con gli altri, ed è anche da questa che nascono gli eventuali errori di interpretazione perché i significati attribuiti da un soggetto possono non essere compresi dagli altri generando la complessità della storia. https://encrypted-tbn0.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcRYXproYJTgMgpMqhAFUdGmSvRCQy9XxoADX-P3bllEc-tDG878aw

Dunque l’analisi si sposta sulla dimensione a-razionale e pre-categoriale dell’uomo, qui Dilthey riabilita un aspetto dell’essere umano che era stato trascurato dal razionalismo moderno e dall’idealismo, cioè la ridefinizione del rapporto tra esperienza e sapere, tra soggettività esistenziale e forme della scienza oggettiva.

In base a questa premessa Dilthey si propone di fondare, o rifondare, le scienze dello spirito. Il problema risulta complesso perché Dilthey vuole che queste discipline storiche-sociali, raggiungano il grado di validità della scienza. Si tratta di fare, parafrasando Kant, una critica della ragione storica e per far ciò servono nuove categorie che siano in grado di giustificare le strutture soggettive del mondo storico umano, e di fondare una conoscenza altrettanto rigorosa. Dilthey si accorge che le categorie kantiane non funzionano in rapporto alle scienze dello spirito, perché legate all’esperienze delle scienze fisico-matematiche e quindi rigide ed incapaci di cogliere gli aspetti della realtà umana. Si tratta quindi di rendere più ricco e flessibile il quadro categoriale kantiano, in particolare per le categorie della temporalità e la causalità.

Nel mondo storico non c’è alcuna causalità in senso naturalistico, la natura si muove secondo leggi che rispondono alla necessità, mentre nella storia è possibile individuare solo rapporti di azione e reazione, rapporti tra il fare il subire. Tutti gli strumenti cognitivi necessari nelle scienze dello spirito devono derivare dall’esperienza concreta cioè psico-esistenziale. https://encrypted-tbn0.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcSKCDxNEJ-uk6MvtsOponJvVOlBw6wutq6GSphAfdEDLT6a_Ad7

È l’Erleben che racchiude in sé le operazioni elementari del pensiero, è l’Erleben che produce ed ordina le nostre impressioni, da ciò vengono elaborati quei predicati generali che acquisiscono il ruolo di “nuove categorie” come quelle di VALORE, SCOPO, SIGNIFICATO, SVILUPPO, IDEALE, etc.

Questo allargamento prospettato da Dilthey assume la caratteristica di una trasformazione delle categorie kantiane; queste categorie non possono essere neppure determinate nel numero, non possono cioè costituire una tavola fissa a-priori, non sono qualcosa di esterno alla realtà applicabile ad essa ma qualcosa che risiede nell’essenza stessa della civiltà (fa parte del sistema ed è generato dal sistema, non precede il sistema). La conoscenza non è riconducibile ad un tipo particolare di attività scientifica governata dalla ragion pura, ma è qualcosa che cresce col maturare della vita stessa, dell’esperienza vitale. La storia è più complessa della ragione logica e richiede strumenti senza i quali “il passato resta muto”, ecco perché l’uomo non si può conoscere attraverso l’introspezione, ma solo nella sua dimensione storica.

Al culmine della riflessione diltheyana sul tema della conoscenza vi è la distinzione tra comprensione e spiegazione. La spiegazione è rivolta all’analisi dei fenomeni naturali-oggettivi e in quanto tale al coglimento delle leggi universali che li riguardano. Il comprendere invece riguarda i fenomeni umani e a cercare di coglierne le radici soggettive, i contenuti semantici-assiologici, il loro senso e il loro fine. Questo concetto di comprensione che si pone tra il soggetto e l’oggetto apre anche la prospettiva ermeneutica, legata al valore che scaturisce dall’interpretazione di un fatto. https://encrypted-tbn0.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcQX4r13pfrnTd4KZiBQcStwgvXm2a1vsaqF_Kw_xpkhV8aiC0nd

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