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Nella dissertazione di laurea del 1813 sul principio di ragion sufficiente Schopenhauer anticipa alcuni temi significativi che poi si ritrovano all'interno della sua opera principale. Il principio di ragion sufficiente era stato individuato da Leibniz per dar ragione delle verità di fatto ovvero e ciò che rende ragione di ciò che è, oppure, in altre parole, potremmo dire che tutto ciò che è ha almeno una ragione sufficiente che lo rende tale, e l’esempio classico e il principio della causalità https://i.pinimg.com/originals/d9/f4/03/d9f4034beca2c600765b73b16da4dc49.jpg. Schopenhauer attraverso la rilettura di questo principio che aveva fatto Immanuel Kant, aveva trasportato questo principio dal piano ontologico, ragion d’essere, al piano gnoseologico ragion del conoscere, mostra che esso non può essere ricercato in un solo ambito ma si articola in quattro forme diverse che danno ragione della coscienza empirica.

Ratio fiendi  la ragione del darsi o accadere delle cose
Ratio cognoscendi  la ragione del conoscere
Ratio essendi  la ragione dell’essere delle cose
Ratio agendi  la ragione dell’agire

Attraverso queste quattro forme del principio di ragione sufficiente si spiega il modo in cui il soggetto costruisce l'insieme degli oggetti cioè appunto la dimensione fenomenica: le prime tre forme riguardano tre differenti classi di oggetti mentre la quarta riguarda il soggetto inteso come volere.

La prima classe di oggetti è costituita dalle rappresentazioni empiriche complete legate al principio di ragione efficiente: tutta la conoscenza dipende fin dall'inizio dell'intelletto che unifica attraverso le categorie, le forme di spazio e tempo, che diventano intuizioni intellettuali. https://c8.alamy.com/compit/gdycxj/bouquet-di-fiori-di-campo-in-un-vaso-sul-tavolo-di-legno-gdycxj.jpg

La seconda classe di oggetti è data dalla rappresentazione di rappresentazioni ovvero dai concetti astratti prodotti dalla ragione per creare la conoscenza. https://2.bp.blogspot.com/-LSVJYu5JuqI/VkND3DeQPwI/AAAAAAAA5hc/afHnIqxj_zg/s1600/number-sense1.jpg

La terza classe è costituita dalle intuizioni pure di spazio e tempo che definiscono le condizioni di esistenza delle figure geometriche e delle entità matematiche. https://lnx.fabioscolari.it/wp/wp-content/uploads/2016/12/spazio-tempo.jpg

La quarta infine è data unicamente dal soggetto del volere ovvero dalla volontà: in questo caso il principio assume la forma di principio di ragione sufficiente dell'agire https://crescitaindividuale.com/wp-content/uploads/2019/01/Forza-di-volont%C3%A0.jpg. Secondo Schopenhauer le nostre decisioni non conseguono da determinazioni precedenti, ma esclusivamente dal soggetto, per il volere non vale il principio della causalità. In quest'opera troviamo già anticipata la distinzione tra la sfera dell'oggettività ovvero delle rappresentazioni e la sfera della volontà oggetto della sua opera principale.

Tra le esperienze che segnano la maturazione del sistema filosofico di Schopenhauer c’è senza dubbio l'incontro con Goethe che all'inizio dell'800 era all'apice della sua fama. I due si conoscono anche grazie al caffè della madre e stringono un forte sodalizio intellettuale. Fu proprio Goethe a sollecitare Schopenhauer ad incontrare l’orientalista Freiederik Majer che lo avvicinerà alla tradizione religiosa indiana degli upanishad https://encrypted-tbn0.gstatic.com/images?q=tbn%3AANd9GcTd12acdEVIVJdGGx_oDR9VnOpz4cxsYtgmFg&usqp=CAU.   Schopenhauer racconta che fu proprio  Wolfgang Goethe dopo aver letto la sua tesi a incentivare il giovane studioso ad approfondire la sua teoria dei colori. Per tutto il 1813-14 i due si incontrarono, fino a quando Schopenhauer si trasferì a Dresda. Schopenhauer per conto proprio portò a termine il suo lavoro La vista e i colori https://img.ibs.it/images/9788884166357_0_0_626_75.jpg che inviò nel 1815 Goethe. Il carteggio tra i due dimostra che Schopenhauer fece di tutto perché Goethe approvasse il suo lavoro, tuttavia sappiamo che già nel 1816 Goethe annotava nei suoi Annali che

il dottor Schopenhauer si mise dalla mia parte da benevolo amico nella questione della teoria dei colori su parecchie cose ci troviamo d'accordo ma infine non si potevi dare una certa separazione come quando due amici che fino a un certo punto hanno camminato insieme si danno la mano e lui non si dirige verso nord nel 3 l'altro vuole andare a sud sì che ben presto si perdono di vista

Goethe non era solo un grande letterato, ma anche un appassionato di scienze naturali e nel 1810 aveva scritto un breve saggio sulla teoria dei colori il suo intento era contestare la teoria di Newton secondo cui i colori fondamentali sono sette e la loro composizione da origine alla luce bianca. La tesi di Goethe era invece che la genesi dei colori è nella polarità di luce e oscurità. https://ekologhia.files.wordpress.com/2015/01/color-a.jpg Schopenhauer prosegue questa riflessione sui fenomeni cromatici in opposizione a Newton

Secondo Schopenhauer l'errore di Newton consisteva nel fatto che, dopo aver riconosciuto che il colore è più scuro della luce ovvero del bianco https://ekologhia.files.wordpress.com/2015/01/prismacolor-b.jpg, egli assumesse in senso estensivo ciò che in realtà è intensivo ed ancora in modo meccanico ciò che in realtà è dinamico, e al converso ciò che è qualitativo in modo quantitativo e ciò che è soggettivo in modo oggettivo. In sostanza secondo Schopenhauer Newton cercò nella luce ciò che in realtà andava cercato nell'occhio mostrando a suo modo di vedere che anche la scelta di ricondurre il numero dei colori a sette era chiaramente condizionata da motivazioni metafisiche, in analogia ai sette intervalli musicali, facendo invece notare che essi sono solo quattro. https://image.slidesharecdn.com/2014-150529225140-lva1-app6891/95/la-teoria-dei-colori-di-johann-wolfgang-von-goethe-13-638.jpg?cb=1433055282

Inoltre Schopenhauer sottolinea come Newton, ma in un certo senso anche Goethe non avessero compreso la reale natura dei colori: il primo attribuendoli come qualità occulte il secondo riconducendo essi a considerazioni estetiche. Secondo il filosofo di Danzica invece i colori dipendono dall'attività della retina. https://encrypted-tbn0.gstatic.com/images?q=tbn%3AANd9GcR9zQ7sGleEqDT_s4cMr623mGE6_fS75KkBhg&usqp=CAU Quando Goethe legge il manoscritto essendo poco propenso a farsi correggere dal giovane allievo interrompe la loro collaborazione. Schopenhauer deluso pubblica autonomamente il saggio sulla vista e i colori. Malgrado il conflitto, che sarebbe sorto da li a poco, l’amicizia tra i due lascerà il segno nel capolavoro filosofico di Schopenhauer Il mondo come volontà e rappresentazione. Il filosofo aveva certamente parlato con Goethe della direzione in cui si stava muovendo la sua riflessione e la sua metafisica, nel Il mondo come volontà e rappresentazione riprende alcuni dei grandi temi che li univano come la ricerca dell'elemento originario comune a tutti gli esseri viventi e non è un caso d'altronde che l'opera si apra proprio con una citazione di Goethe “la natura non cerca forse in fondo di conoscere sé stessa”. https://i.pinimg.com/600x315/89/4b/e3/894be3edf75fab2c17d86f457e2deccf.jpg

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