Per suggerimenti e osservazioni scrivi a:

info@storiadelleidee.it

Si ricorda a tutti i visitatori che il sito è in costruzione, ci scusiamo per i numerosi refusi causati dalla dattiloscrittura/dettatura vocale, il materiale presente deve ancora essere revisionato. Lo scopo del sito è didattico i materiali pubblicati o visibili tramite link sono di esclusiva proprietà dei rispettivi autori o gestori.

Il sito è a cura del prof. Bernardo Croci, attualmente insegnante di filosofia presso il Liceo delle Scienze Umane Galilei di Firenze.

Amici e collaboratori stanno contribuendo alla realizzazione.

L’Umanesimo e il Rinascimento rappresentano un periodo di passaggio e trasformazione più sul piano sociale che non su quello filosofico e scientifico; in questo periodo si evidenzia una diversa organizzazione della cultura rispetto al Medioevo che era caratterizzato dal rigido insegnamento universitario. In questo nuovo periodo sorgono le Accademie dove il rapporto tra i soggetti presenti non è più unidirezionale come nelle università ma orizzontale, lo stesso sapere si fa laico non solo nel senso che partecipano alla cultura i laici ma soprattutto perché non più coltivato esclusivamente nei monasteri. Tuttavia permane il carattere elitario della cultura, anche se si affacceranno ad essa soggetti provenienti dalla borghesia come banchieri, artisti, artigiani, etc e al contempo diminuirà la componente del clero. La società dell’Umanesimo e Rinascimento è più labile e meno rigida rispetto al modello rappresentato dal trinomio lavoratori-guerrieri-clero del Medioevo. Ad aprire le porte al nuovo clima saranno uomini come Francesco Petrarca (1304-1374), Colluccio Salutati (1331-1406) Leonardo Bruni (1370-1444), Poggio Bracciolini (1380-1459) e Lorenzo Valla (1404-1457). Questi autori saranno portatori di nuovi ideali in ambito letterario e politico più che non filosofico o scientifico.

I principali centri sono Firenze, Napoli, Roma, Ferrara, Urbino, etc In questo periodo si ha anche una grande invenzione che faciliterà la circolazione delle opere cioè la nascita dei caratteri a stampa. Umanesimo e Rinascimento sono spesso usati come sinonimi anche se con il termine Umanesimo si tende a riferirsi di più alla componente letteraria ed artistica mentre con il termine Rinascimento a quella filosofica e scientifica. Tuttavia la distinzione è molto labile in quanto l’uomo tipico di questo periodo ha una formazione integrale è sia letterato che artista, filosofo e scienziato. Rispetto al medioevo non c’è una linea di confine netta ci sono medievalisti postumi e precursori della nuova cultura. Jacob Burckhardt aveva dipinto la nuova era come una rottura netta con il medioevo mentre Konrad Burdach come un’era di continuità; oggi è per lo più accettata la tesi di Eugenio Garin di “continuità nella diversità” .

Questa nuova cultura vede nell’uomo non più un personaggio periferico rispetto alla creazione, ma centrale, un soggetto sovrano e artefice delle sue opere, non viene rifiutata la divinità ma l’uomo diviene il tramite. Come Dio ha creato il mondo così l’uomo conoscendo la realtà realizza il disegno divino. Per questa nuova attenzione sull’uomo, sulla sua libertà e capacità si è parlato di “antropocentrismo”, con l’esaltazione della vita attiva contrapposta all’ascetismo medievale. Un’altra innovazione è la presa d’atto della dimensione materialistica della realtà, la natura non è più negativa e il luogo del peccato, ma è essa stessa creatura di Dio.

Un altro aspetto che sorge (ignorato dai medievali) è l’inizio di una messa in atto della dimensione storica, la verità non è più mater temporis ma filia temporis, una dimensione quindi più aperta, complessa e relativa, i medievali avevano trattato gli antichi come se fossero contemporanei. Il Medioevo inoltre si era preoccupato di riproporre la cultura ma talvolta bloccandone lo sviluppo cioè trovando una verità definitiva mentre il Rinascimento lascia aperto il dibattito sul vero. Il sapere è un sapere laico cioè sapere tra gli altri saperi.

Da qui anche l’idea degli umanisti dell’emulazione, gli antichi vanno emulati, ma non copiati e riproposti in modo acritico.

L’elemento tecnologico più rilevante di questo articolato periodo è la nascita della stampa a caratteri mobili che permetteva finalmente la circolazione delle opere e la possibilità di fruire di esse da un'ampia platea. Per quanto esistessero già forme elementari di xilografia (cioè stampe composte con stampi di legno inchiostrati), solo con Johann Gutenberg (1400-1468) si può effettivamente parlare di stampe, l’introduzione dei caratteri a piombo rappresentano la vera svolta del ‘400. Da Magonza, dove Gutenberg operava spesso in concorrenza con il suo ex finanziatore Johan Fust, la stampa si diffuse rapidamente in tutta Europa. In Italia celebre divenne la stamperia veneziana di Aldo Manuzio. Mentre Gutenberg aveva avviato la sua attività stampando da prima lettere d’indulgenza e poi la Bibbia, di lì a poco la stamperie europee iniziarono a produrre le opere classiche e perfino quelle dei contemporanei a prezzi bassissimi ed impensabili fino a poco tempo prima.

Per la prima volta nella storia dell’umanità, gli studiosi di una stessa epoca, in città e regioni diverse dell’Europa, potevano lavorare e discutere su copie di opere che sapevano uguali a quelle possedute dai loro colleghi. (Giardina A., Sabbatucci G., Vidotto V., Manuale di Storia. Vol. II, 1992)

Cronologicamente questo periodo si sviluppa da prima nella penisola italica e solo più tardi nel resto d’Europa. In Italia tuttavia si arresterà prima a causa della controriforma. Tra gli autori che hanno fatto da ponte tra la penisola e il resto d’Europa vi sono Nicolò Cusano e Michael Montagne. Tra gli autori più rilevanti oltre quelli già citati vi sono Marsilio Ficino, Pico della Mirandola (che scriverà una sorta di manifesto del Rinascimento nel De Hominis dignitate). Accanto alla cultura neoplatonica si riaffacciano gli studi aristotelici degli averroisti ed alessandrini, tra cui vale la pena ricordare Pomponazzi che reintroduce il tema della mortalità dell’anima.  

La stessa fine dell’impero Bizantino (che in realtà si era ridotto pressoché alla sola città di Costantinopoli e poco più) fu un elemento chiave per il Rinascimento. Costantinopoli cadde ufficialmente il 29 maggio 1453 per mano di Maometto II, che dai primi di aprile a capo di un esercito di circa 160.000 uomini assediava la città. Malgrado la strenuamente difesa dei settemila uomini che si trovavano all’interno della cinta muraria, capeggiati dal generale genovese Giovanni Giustiniani Longo, abbandonati dalla flotta veneziana mai giunta in soccorso, la città cadde. Già da tempo la città era nelle mire dell’islam e agli intellettuali bizantini non rimaneva che migrare in Europa, occasione per questa migrazione fu il concilio di Firenze del 1439, durante il quale già molti dotti al seguito dell’imperatore Giovanni VIII Paleologo decisero di restare in Italia. Essi portarono con sé sapere ed opere, alcune perfino sconosciute, tra questi autori vi furono Gemisto Pletone (1355-1452), Giorgio di Trebisonda (1395-1484), Basilio Bressarione (1403-1472) e Giovanni Agiropulo (1415-1487).

http://oubliettemagazine.com/wp-content/uploads/Alchimia-1.jpg

https://www.skuola.net/news_foto/2016/umanesimo-filosofico.jpg

http://www.capitolivm.it/wp-content/uploads/2017/02/assediodicostantinopoli.jpg