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Il sito è a cura del prof. Bernardo Croci, attualmente insegnante di filosofia presso il Liceo delle Scienze Umane Galilei di Firenze.

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Nikolaj Kopperigk, latinizzato in Niccolò Copernico, nacque a Torun in Polonia nel 1473. Dopo aver studiato matematica a Cracovia in seguito approfondì gli studi di astronomia, legge e medicina a Bologna, Ferrara e Padova. A Cracovia ebbe come maestro l’astronomo Alberto di Brudzewo. Nel suo soggiorno dal 1496 al 1501 a Bologna, entrò in contatto con l’astronomo Domenico Maria Novara, il quale contribuì a fornire a Copernico diversi dati sui moti dei pianeti e sulle varie irregolarità delle orbite planetarie. Nel 1503 tornò in Polonia a Frombork, dove fu canonizzato.

Copernico rientra tra quel nucleo di astronomi che preferiva dedicarsi alle teorie piuttosto che alle osservazioni astronomiche, oggi diremmo che si avvicinava di più ad un fisico teorico che non ad un fisico sperimentale, e di fatto egli preferì raccogliere i dati astronomici dalle opere dei suoi predecessori e dai suoi maestri, in particolare da Novara. È probabile che le idee astronomiche di Copernico abbiano avuto origine proprio durante i suoi lunghi soggiorni in Italia, tuttavia egli attese a costruire il suo sistema astronomico, che fu completato solo attorno al 1530; l’opera, inoltre, vide la luce solo l’anno della sua morte nel 1543, https://i0.wp.com/www.tanogabo.it/wp-content/uploads/2015/09/Copernicus1-15.jpg?ssl=1 anche se in certi ambienti era già nota; questa data per la scienza segna, ancor più della scoperta dell’America e della caduta di Costantinopoli, la fine di un «periodo che abbraccia insieme il Medioevo e l’Antichità. Dopo Copernico, e solo dopo Copernico, l’uomo non è più al centro del mondo. L’universo non ruota più per lui» (Alexander Koyré).

Copernico aveva già le idee chiare nel 1512. In quell’anno (c’è chi sostiene nel 1510 chi nel 1514) l’astronomo polacco compose un manoscritto il Commentariolus che distribuì ad amici e specialisti. In questa opera troviamo già delineato il sistema copernicano che viene riassunto in 7 proposizioni:

1)         non c’è un singolo centro per tutte le orbite o sfere celesti;

2)         il centro della Terra non è il centro del mondo, ma solo della gravità e dell’orbita lunare;

3)         tutte le orbite circolano attorno al sole, che si trova nel mezzo di tutto, cosicché il centro del sistema è situato nel Sole;

4)         la distanza Sole-Terra è trascurabile rispetto alla distanza delle stelle;

5)         la Terra con i suoi elementi (terra, acqua, aria, fuoco) ruota di moto giornaliero attorno al suo invariabile asse polare, mentre il firmamento è immobile e l’ultimo cielo eterno;

6)         ciò che appare a noi un moto del Sole non è dovuto al Sole ma alla Terra, con cui stiamo compiendo una rivoluzione, proprio come ogni altro pianeta, così la Terra è sottoposta a diversi movimenti;

7)         ciò che appare nel moto dei pianeti come moto retrogrado o progressivo non è dovuto a loro stessi, ma alla Terra, i cui singoli moti sono dunque sufficienti a spiegare molti differenti fenomeni.

Copernico sostiene di essere stato indotto a creare una nuova teoria sui moti celesti dalla grande discordia presente tra i matematici su questo tema, ma anche di essersi ispirato ad alcuni autori del mondo antico come Cicerone e Filolao e ovviamente Aristarco di Samo.

Copernico dapprima si limitò ad osservare quanto fossero diverse tra loro le opinioni degli uomini di scienza sui moti planetari, in un secondo momento notò come alcuni di questi avevano attribuito un qualche moto alla Terra, infine cercò di comprendere se tali moti terrestri fossero utili a semplificare il sistema.

Il moto terrestre avrebbe dato ragione delle stagnazioni e retrogradazioni dei moti planetari.

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Sulla possibilità del moto terrestre l’astronomo polacco annota, all’inizio della sua opera, come sia più ragionevole che la Terra ruoti sul suo asse in ventiquattro ore piuttosto che immaginare che tutti i corpi celesti si muovano ad una fortissima velocità nello stesso periodo di tempo da Ovest verso Est. Egli nota che gli oggetti che si trovano nell’atmosfera terrestre e sulla superficie non subiscono variazioni al persistere del moto terrestre se anche l’aria circostante partecipa al movimento.

Egli sostiene che è in virtù della posizione relativa del punto di vista che all’uomo sembra che sia il cielo a muoversi piuttosto che la Terra, ma un osservatore posto sulla sfera delle stelle fisse vedrebbe la Terra in movimento; su queste basi Copernico giustifica l’esistenza di un moto impercettibile all’uomo. Va tuttavia rilevato che tale osservazione, per quanto calzante e giusta, sia un’arma a doppio taglio, infatti, tale argomento può essere usato anche da chi sostiene il moto del cielo; dunque, com’è possibile decidere che «in cielo è l’apparenza della sua quotidiana rivoluzione, e in terra la sua verità?» (M. Mamiani, Storia della scienza moderna).

Il suo sistema è così descritto: il primo corpo è il Sole; a seguire vi sono le sfere di Mercurio e Venere che nella loro rotazione non circondano la Terra; Marte, Giove e Saturno (il pianeta più distante) sono collocati su sfere via via sempre più grandi che comprendono sempre nel loro moto di rivoluzione anche la Terra e la Luna (che ruota attorno ad essa).

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Dunque dal punto di vista concettuale Copernico aveva gettato le basi di un sistema molto più semplice di quello tolemaico. Purtroppo, però, fu costretto a contaminare la semplicità della sua teoria perché l’eliocentrismo non è sufficiente a spiegare le variazioni di velocità dei pianeti. Anche il grande innovatore del Rinascimento per risolvere questo problema fu costretto, ancora una volta, all’uso di eccentrici ed epicicli. In particolare egli inseriva un intreccio di due epicicli per spiegare il moto lunare; rispetto al sistema tolemaico Venere e Mercurio si muovevano, non più su epicicli, ma su eccentrici simili a quelli di Apollonio, dunque mobili. Copernico afferma con decisione nella sua opera che il mondo ha forma sferica e che il moto dei pianeti è circolare e uniforme; egli fa notare anche che la Terra possa essere considerata un punto rispetto alle dimensioni dell’universo, ma ciò non significa che questa debba essere considerata in quiete al centro del mondo, anzi è molto più logico pensare che la Terra ruoti insieme a tutto il resto.

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Copernico, partendo dall’assunto che era la forma geometrica a permettere il movimento di tutto l’universo e non una particolare forza o spinta che fosse, doveva ammettere necessariamente che: 1) alla Terra corrispondesse lo stesso movimento degli astri cioè circolare 2) che le stesse leggi del moto sono valide sulla Terra come nel cielo 3) che la Terra non è più un qualcosa di separato dal mondo celeste, ma forma un tutt’uno con esso. In queste ultime osservazioni risiede la vera rivoluzione copernicana, infatti, se ci fermiamo semplicemente al sistema astronomico saremmo costretti a dire che «Copernico non è copernicano» secondo Koyré. Infatti, l’universo copernicano è uno spazio finito quanto quello di Aristotele, col Sole al centro, ma con tutta una serie di sfere, non meno reali di quelle aristoteliche, che grazie alla sfericità ruotano trascinando con sé pianeti che vi sono incastonati. Per giunta nella sua teoria egli aveva riservato alla Terra una posizione del tutto eccezionale, infatti, tutti i moti planetari avevano il loro centro nel centro dell’orbita terrestre, che ovviamente non coincideva col luogo dove era situato il Sole. Infine la differenza tra il suo sistema e quello di Tolomeo, cioè la grande esemplificazione individuata come obiettivo da Copernico, era rappresentata dalla differenza di soli 6 moti (o sfere): il modello tolemaico aveva quaranta movimenti, mentre quello copernicano ne aveva trentaquattro.

Ad indebolire ulteriormente l’opera di Copernico vi è l’introduzione del teologo Andrea Osiander (non si sa se essa sia stata voluta da Copernico stesso o meno) in cui si dichiara che la scienza, dunque anche l’astronomia, ha lo scopo di “salvare i fenomeni” ovvero le apparenze, lo stesso compito che già i matematici di Alessandria gli avevano attribuito e non di ricercare la cause reali dei moti celesti (benché già gli alessandrini fossero andati ben oltre le apparenze). L’opera dunque doveva essere considerata né più né meno come un’ipotesi matematica che rappresentava la via più semplice e comoda al calcolo delle orbite. Copernico stesso aggiungeva nella lettera di accompagnamento rivolta a Paolo III (Alessandro Farnese 1468, papa dal 1534 al 1549 anno della morte), che lui non aveva fatto altro che prendersi la libertà che era stata già concessa tante volte ai matematici prima di lui, ovvero di

immaginare alcuni circoli per indicare i fenomeni degli astri, pensai che anche a me sarebbe stato facilmente permesso sperimentare se, posto un certo movimento della Terra, si potessero trovare più ferme dimostrazioni, di quel che fossero le loro, nella rivoluzione degli orbi (Copernico).

È per questo che è più giusto far risiedere la modernità di Copernico, non tanto nel sistema eliocentrico, quanto nell’aver considerato la forma geometrica quel qualcosa capace di determinare la conoscenza del mondo, la sua realtà fisica: come il fatto che il moto circolare delle sfere non sia proprietà fisica, ma geometrica. Così che la Terra possiede un moto circolare uniforme allo stesso modo con cui un triangolo possiede tre angoli. Ne consegue un’unità sostanziale tra proprietà geometriche e fisiche.

l’uomo copernicano non è più sapiente dell’uomo del medioevo: ma conosce qualcosa che è sottratto al divenire della materia e all’approssimazione empirica. Le leggi del pensiero possono diventare leggi della realtà (Mamiani, Storia della scienza moderna).

A queste idee s’ispirarono le analisi di Galileo. Copernico dunque non fu un moderno in senso stretto, ma contribuì come nessun altro alla nascita della modernità.