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Nature and Nature’s laws lay hid in the night: God said, Newton Be! And all was light

(La natura e le sue leggi erano nascoste nella notte: Dio disse, Newton sia! E tutto fu luce). Alexander Pope

Isaac Newton nasce il 25 dicembre del 1642 a Woolsthorpe nella contea di Lincoln. https://encrypted-tbn0.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcRU6zl-WpAjI83fn9EaIPlHD40SSR4EuhPkC6BWqaMl0srL883KVQ Non vi fu Natale migliore, ma solo per gli inglesi, infatti, solo in Inghilterra era il 25 dicembre perché essi avevano ancora in adozione il Calendario Giuliano, mentre nel resto d’Europa, che adottava il già il Calendario Gregoriano, era già il 4 gennaio 1643, circa un anno dopo la morte di Galilei.

Newton ebbe un infanzia difficilissima che ne condizionò irrimediabilmente il carattere. Il suo padre naturale morì tre mesi prima che il piccolo Isaac nascesse. Newton in più nacque prematuro, alla nascita era così piccolo che la madre temette per la sua sopravvivenza. Quando Newton ebbe compiuto tre anni fu affidato alla nonna, perché la madre potesse convenire a nuove nozze. Ad undici anni, dopo la morte del patrigno, Newton si riunì con la madre e le due sorellastre e il fratellastro.

È probabile che questi spostamenti traumatici, nell'infanzia, abbiano influenzato Newton per il resto della vita la sua personalità e infatti complicatissima da un punto di vista psicologico, e costituisce un ottimo argomento per gli psicanalisti: dobbiamo sempre ricordare e lui si univano uno dei massimi intelletti della razza umana e debolezze difficili da spiegare. Il suo comportamento può essere interpretato solo tenendo conto che egli era diverso dai comuni mortali, sia sul piano emotivo che su quello intellettivo. (E. Segrè, Personaggi e scoperte della fisica classica).

Per certi aspetti è opposto a Galileo, tarda a pubblicare i suoi studi per timore che altri li possano utilizzare, non divulga le sue scoperte prima di essere certo che non vi siano i più che minimi errori, non sopporta la discussione scientifica che diventa battaglia personale, si estranea dalla comunità scientifica per anni dedicandosi a studi tutt’altro che scientifici. La sua vita può essere divisa in tre periodi: il primo che va dalla nascita al 1661, anno in cui giunge al Trinity College. Il secondo che va dal 1661 fino al 1695. Il terzo quando Newton, dopo aver toccato il suo apice, si trasferisce a Londra. Alle scuole elementari il piccolo Isaac non aveva manifestato il suo genio, passava il tempo a costruire macchinari strani tanto da indurre la madre a pensare che fosse adatto all’ingegneria agricola. Per fortuna un sacerdote vicino alla famiglia consigliò alla madre di mandarlo all’Università di Cambridge. Nel gennaio del 1661 Newton si iscrive al Trinity College di Cambridge dove è ammesso come subsizar ovvero come studente che in qualità di servitore degli insegnati anziani e degli studenti più ricchi ha diritto di assistere alle lezioni. Sono anni durissimi, il giovane Newton, che non aveva grandi risorse perché la madre gli passava solo pochi soldi, doveva svolgere umili servigi agli altri studenti per sopravvivere. Una volta raccolta una piccola somma iniziò a fare prestiti agli altri studenti per continuare a pagarsi gli studi.

Isaac Barrow (1630-1677) che aveva scorto il suo genio lo diresse verso lo studio dell’Ottica di Keplero. Al fine di apprezzarne quest’opera Newton decise di rivolgere i suoi studi alla matematica: da prima la sua attenzione andò all’opera di Euclide, poi a quella di Cartesio e soprattutto alla matematica di John Wallis, il quale aveva condotto interessanti studi sulle sezioni coniche e sui così detti indivisibili. Nel 1665 venne nominato Baccelliere (titolo appena inferiore a quello di Dottore); ma subito dopo dovette lasciare Cambridge a causa della peste che si stava diffondendo nei centri urbani inglesi. http://www.ldncity.com/wp-content/uploads/2016/08/periodo-peste-londra.jpg

Pare che sia proprio nel periodo tra il 1665 e il 1667, quando egli tornò al suo paese natio, che il giovane Newton elaborò il nucleo centrale delle sue principali teorie: l’ineguale rifrangibilità dei raggi luminosi, la sua ipotesi sulla gravità, la costruzione del telescopio a riflessione, il perfezionamento del calcolo delle flussioni (ovvero le basi per il calcolo infinitesimale) nonché il teorema del binomio (che permette di calcolare qualsiasi potenza di un binomio).

Mentre vi è una manifesta indisposizione verso la maggior parte dei contemporanei, fatta eccezione per pochissimi amici, Newton non ha difficoltà a riconoscere il suo debito intellettuale nei confronti dei suoi predecessori come Keplero, Galileo o Cartesio per la geometria analitica. Gli si attribuisce in proposito l’affermazione se ho potuto vedere più lontano di altri è perché mi sono trovato sulle spalle di giganti http://www.techeconomy.it/wp-content/uploads/2014/08/giganti-nai.png

Tornato a Cambridge nel 1667 diventa fellow ovvero ricercatore, e nel 1969 professore per la cattedra lucasiana di matematica che era stata di Barrow e che contribuì proponendolo a fargli ottenere l’incarico. Nel mentre nel 1668 costruisce un telescopio in grado di evitare le aberrazioni cromatiche, ovvero quell’effetto che rende le immagini sfuocate a causa delle diverse lunghezze d’onda dei raggi luminosi. Il telescopio di Newton avvalendosi della riflessione su uno specchio e non della rifrazione delle lenti riusciva ad aggirare il problema. http://www.amastrofili.org/Doc/Articoli/2009/Galileo/img0111.jpg

Nel 1671 viene eletto membro della Royal Society, e nel febbraio del 1672 pubblica Una nuova teoria sulla luce e sui colori. Questa opera lo costrinse a scontrarsi con i suoi contemporanei al punto tale da allontanarlo dagli studi di fisica. In una lettera del 23 giugno del 1673 scrive:

Non intendo più occuparmi di questioni di filosofia. Spero perciò che non ve l'avrete a male se mi vedrete sempre opporre un rifiuto alla richiesta di fare qualsiasi cosa in questo campo. O meglio, spero che seconderete la mia decisione impedendo, nella misura in cui potrete farlo convenientemente, l'invito di obiezioni o altre lettere filosofiche che possano riguardarmi.

Nel 1671 scrive, ma senza pubblicarla, Il Metodo delle flussioni ovvero la sua teoria sul calcolo infinitesimale. Solo nel 1704 usciranno parte dei risultati di Newton sul calcolo infinitesimale e ciò fece scoppiare la polemica con Leibniz riguardo alla priorità dell’invenzione. Newton aveva in passato corrisposto con il filosofo tedesco, in particolare gli aveva inviato due lettere sulle flussioni nel 1676 ciò genererà l’accusa di plagio. In realtà i due autori avevano risolto il problema parallelamente e senza avvalersi l’uno del procedimento dell’altro. Purtroppo per Leibniz la Royal Society si pronuncerà a favore di Newton, anche per una serie di circostante politiche contingenti e solo anni dopo la morte di entrambi il merito fu equamente distribuito.

Come detto Newton si ritira per diversi anni dalla comunità scientifica. Il Tentativo di Robert Hooks di incalzarlo sul tema riguardante le tre leggi di Keplero risulta vano, anche quando Hooks riconosce la superiorità di Newton. È solo nel 1684 che una strana circostanza porta il giovane astronomo Edmund Halley ha convincere Newton a scrivere la sua teoria sulla meccanica del mondo. Halley ne correggerà le bozze e da segretario della Royal Society cofinanzierà l’iniziativa editoriale. Finalmente Newton si decise nel 1687 a pubblicare i Philosophie naturalis principia mathematica più noto con il solo nome di Principia. Questa opera è diversissima da Dialogo di Galileo, infatti, non è un trattato divulgativo, ma una complessa opera per addetti ai lavori e per giunta scritta in latino. Questo capolavoro di scienza rappresenta il culmine della carriera di Newton.

La carriera di Newton è così giunta all’apice, egli viene nominato direttore della Zecca a Londra nel 1696 (lascia l’insegnamento universitario e da Cambridge si trasferisce nella capitale inglese), si narra che fu uno dei maggiori accaniti perseguitori di falsari e contraffattori e che contribuì a risanare le finanze del regno. Nel 1703 venne nominato presidente della Royal Society e nel 1705 addirittura baronetto.

Morì a Londra nel 1727 è fu seppellito nella cattedrale di Westmister ove giacciono i re d’Inghilterra. Voltaire che si trovava esule a Londra in quell’anno e poté partecipare ai funerali dello scienziato affermò

È stato seppellito come un Re che ha fatto del bene ai suoi sudditi, eppure era solo uno scienziato

Sulla sua tomba si legge:

Sibi grattulentur mortales tale tantumque existitisse humani generis decus (si rallegrino i mortali perché è esistito un tale e così grande onore del genere umano

Dopo la sua morte si scoprì però un altro aspetto di Newton che era noto solo a Looke e a pochi altri amici intimi. La vita di Newton dal 1668 era stata rivolta quasi completamente a studi alchemici e teologici. Sul fronte teologico le sue riserve sono dovute alle sue idee eterodosse, egli è convintamente ariano, non crede nella trinità, invenzione del concilio di Nicea nel IV secolo d.c., e nemmeno alla natura divina di Cristo; identifica la Chiesa con il mostro dell’Apocalisse, inoltre Newton, che ha studiato attentamente le sacre scritture, sostiene che la Bibbia sia stata contraffatta in molti punti con il tempo, in virtù delle molteplici trascrizioni e traduzioni. https://encrypted-tbn0.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcRwWwufnczb9gmWahun9sArfOcBatVdo6iOnTguoHfzz0v6TvZHkQ

Sul fronte alchemico Newton è ancora più radicale, sostiene ipotesi strane a proposito della natura della materia: le particella che la compongono sono dotate di attrazione e di principi attivi dotati di forza (posizioni simili a quelle di Bruno). Egli sostiene che tutto ha origine dallo spirito, crede che esista la sostanza eterea capace di curare e ricomporre le sostanze corrotte ovvero la pietra filosofale https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/c/c4/The_Making_of_Harry_Potter_29-05-2012_%287375572038%29_cropped.jpg

Egli è anche sostenitore dell’esistenza di una sorta di epoca remota dove gli uomini erano in possesso di tutta la sapienza, e che questa fosse stata tramandata in modo occulto e simbolico. In particolare egli individua negli egizi i veri detentori del sapere. Non stupisce quindi che Newton abbia fatto risalire nel De mundi systemate (composto tra il 1684-1686) la tesi copernicana non solo al pitagorico Filolao e ad Aristarco, ma anche a Platone:

Newton aderisce all’idea di una “prisca sapientia” e intende mostrare che i filosofi ionici e italici nonché gli astronomi egizi avevano conosciuto i fenomeni e le leggi dell’astronomia gravitazione (P. Rossi, La nascita della scienza moderna)

Nelle parole di Newton stesso si legge poi che:

Gli antichi non hanno sufficientemente spiegato con quale proporzione decresce la gravità allontanandosi dai pianeti. Sembra tuttavia che l’avessero simboleggiata con l’armonia delle sfere celesti, indicando il Sole e gli altri pianeti […] mediante Apollo con la lira dalle sette corde e misurando gli intervalli tra i toni […]. L’oracolo di Apollo presso Eusebio […] il Sole è chiamato il re dell’armonia settisona. Con questo simbolo vollero indicare che il Sole agisce con forza verso i pianeti proporzionalmente all’inverso del quadrato della distanza.

Quando Newton morì lascio ai suoi eredi un enorme cassa di manoscritti ed opere non pubblicate su questi argomenti. Le opere passarono dalla nipote e governante di Newton, Catharine Barton fino alla contessa di Portsmouth. Una prima parte fu donata nel 1872 alla biblioteca di Cambridge che dopo averle catalogate come materiale di scarso interesse nel 1888 le restituì ai conti Portsmouth. Il materiale finì all’asta nel 1936 e in buona parte acquistato dal grande economista John Maynard Keynes. Egli studio con attenzione le sue opere alchemiche e teologiche, al termine dei suoi studi nel 1946 non poté non concludere che Newton era tutt’altro che il freddo razionalista che la tradizione illuminista e positivista ci hanno consegnato, nel testo che Keynes scrisse per la Royal Society si legge che:

Newton non fu il primo rappresentante dell’età della ragione. Egli fu l’ultimo dei maghi, l’ultimo dei babilonesi e dei sumeri, l’ultima grande mente che guardò il mondo visibile ed intellettuale con gli stessi occhi di coloro che cominciarono a costruire la nostra tradizione culturale una decina di migliaia di anni fa.

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